CMR

CMR: nuova pronuncia della Corte di Cassazione Penale

Una recente pronuncia della Corte di Cassazione Penale n. 9453 del 2.3.2018 ha affrontato il tema della rilevanza della CMR nell’accertamento del reato di “emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” disciplinati dal Capo II – Delitti in materia di documenti e pagamento di imposte, all’art. 8 –  del  d.l.vo 2000 n. 74 stabilendo che:

“Il documento di trasporto internazionale, denominato CMR o lettera di vettura internazionale, rientra nel novero degli “altri documenti” di cui all’art. 1, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, in quanto assolve ad una funzione integrativa della fattura ed è documento idoneo a comprovare il trasferimento delle merci intracomunitarie ai fini del loro trattamento IVA, ai sensi dell’art. 41, comma 1, lett. a) del D.L. 30 agosto 1993, n. 331; l’emissione di un siffatto documento per operazioni inesistenti, pertanto, integra la condotta del reato di cui all’art. 8 del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74.

Ha chiarito infatti la Corte che : “Il criterio di equiparazione degli “altri documenti” alla fattura è stato individuato nella natura “funzionale” di tali documenti, che, in base a disposizioni tributarie, consente di equipararli alla fattura laddove possano sostituirla, integrarla, o ampliarne la funzione”.

Trattasi, infatti, di documenti che potenziano la funzione della fattura, attraverso un riscontro dell’operazione in essa attestata.

Infatti la Corte ha ritenuto che: “Il documento di trasporto internazionale, denominato CMR o lettera di vettura internazionale, previsto dalla Convention de Merchandise par Route ratificata in Italia con legge ordinaria (la Convenzione relativa al contratto di trasporto internazionale di merci su strada” – C.M.R. – firmata a Ginevra il 19/5/1956 è stata resa esecutiva in Italia con L. 6 dicembre 1960, n. 1621, ed è stata modificata da un protocollo approvato a Ginevra il 5/7/1976 reso esecutivo in Italia con L. 27 aprile 1982, n. 242), ha anch’esso rilevanza fiscale perchè assolve ad una funzione integrativa della fattura ed è documento idoneo a comprovare il trasferimento delle merci intracomunitarie ai fini del loro trattamento IVA; ai sensi del D.L. n. 331 del 1993, art. 41, comma 1, lett. a), infatti, le cessioni di beni effettuate da operatori italiani nei confronti di operatori UE sono considerate operazioni non imponibili IVA in quanto alle stesse è applicabile il regime di tassazione nello Stato UE di destinazione dei beni”.